I colleghi insorgono: « Concorrenza sleale»

Danilo Biagi, titolare del ristorante Al Pozzo: «Abbassare i prezzi lè ‘unica soluzione contro la crisi»

MILANO – Passeggiando tra i ciottoli e le viuzze immerse nel lusso discreto di Brera, appare una trattoria unica nel suo genere. Non tanto per il look , con l’insegna che sporge a mo’ di locanda vecchia maniera, le tovaglie di semplice fattura e le sedie colorate, quanto per il prezzo del menu . Dieci euro, di giorno e di sera. Ventimila lire. Primo, secondo, acqua e caffè. E se cenare con poco in centro è ormai una missione impossibile, ecco l’eccezione alla regola. L’iniziativa è quella del ristorante toscano «al Pozzo» di Danilo Biagi, verace lucchese trapiantato da 42 anni in zona Brera. Venti dei quali qui, in via San Carpoforo.

«SEGNALE CONTRO LA CRISI» – Promozioni simili sono diffuse a mezzogiorno ma rarissime la sera. E ai colleghi che lo accusano di «concorrenza sleale», Biagi risponde serafico: «Macché, solo lungimiranza». Il ragionamento economico non fa una grinza. «Ho un target diverso dagli altri ristoranti di zona – spiega -. Loro offrono le orate, i branzini e vattelapesca, io mi concentro su pochi, semplici piatti della tradizione toscana: pasta, brasato, trippa, tutto di qualità. E così i costi calano. Il mio ristorante è la risposta a chi dice che Brera è diventata invivibile e che non si può più venirci a mangiare la sera. Si parla tanto di crisi economica ma la soluzione è una sola: abbassare i prezzi. Il mio è un segnale».
Le unghie, dunque, non si tirano fuori verso i portafogli dei clienti ma la mattina al mercato generale: «Bisogna andarci con il coltello tra i denti: lì la crisi si vede davvero. I fornitori hanno subito cali delle vendite superiori al 40%. Io tratto sui prezzi e mi batto anche per dieci centesimi». Il risultato è un locale sempre pieno, con i suoi 80 coperti spesso esauriti.
L’obiettivo sono i ragazzi più giovani, magari senza lavoro, per competere non con i ristoranti vicini bensì con il rito dell’ happy hour e i locali della movida : «Ma lei lo sa quanto costano ormai i cocktail ?».

«CONCORRENZA SLEALE» – In zona, l’iniziativa non trova proseliti. Zero consensi, semmai sbuffi e alzate di sguardo: «Di lavorare gratis non se ne parla» commenta lapidario Samuele Maledì, direttore del Rosso di Brera. «Con il turismo che c’è nel quartiere… Cosa dovrebbero fare i ristoratori delle altre zone?». Il tacito accordo sembra quello d’isolare il Biagi: «Finché lo fa uno solo, nessun problema» dice il napoletano Michele Mastroianni dell’enoteca «La petite cave». Nessuno vuole cominciare una guerra di prezzi che non lascerebbe prigionieri. Così, trovare prezzi accettabili la sera in città resta impresa ardua. Al massimo, si può puntare sui fusion orientali con i loro piatti a volontà a 20,90 euro o sulle promozioni stagionali, come al Terraferma del calabrese Massimo Gallo, via Melchiorre Gioia, dove c’è un menu fisso d’agosto a 25 euro. «Un’offerta per le famiglie rimaste in città – spiega Gallo -. Perché non è vero che Milano si svuota: il lavoro c’è eccome».
OFFERTE – L’iniziativa più simile a quella del Biagi, quindi, si scova poco fuori dal centro. In via Galvani c’è la trattoria (toscana) «Il cerchio». Da vent’anni, esiste lo schema del piatto unico a nove o dieci euro: ogni giorno diverso, venerdì pesce, tutto preparato dallo chef sardo Nerio. «Siamo stati i primi a farlo» sottolinea il titolare Riccardo Donati. «Per noi non esiste differenza tra pranzo e cena». Questa osteria è la stessa presa d’assalto dai ragazzi di Macao nei giorni dello sgombero dalla torre Galfa: «Pensavo fossero gente da evitare, invece sono solo ragazzi che cercano di cambiare una città oggi morta». Strategie anticicliche cercansi, insomma. La nicchia da riconquistare è quella dei giovani. E potere d’acquisto in picchiata, l’unica soluzione percorribile sono prezzi più «umani».
Giacomo Valtolina
8 agosto 2012 (modifica il 9 agosto 2012)
sorgente: https://goo.gl/O2Z6d1